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  • Agenzia del Farmaco, un’altra buona ragione è l’impegno umanitario

    24 Ottobre 2017

    Milano e la nuova sede dell’EMA

    Ci sono molte buone ragioni per le quali Milano merita che le venga assegnata la sede dell’EMA, ma ce ne è una in più di cui si è parlato poco.
    Recentemente una delle più prestigiose riviste mediche al mondo, Lancet, in un editoriale scritto dal suo direttore, Richard Horton, ha supportato la candidatura di Milano con un vero e proprio endorsement. Non era affatto scontato che una rivista scientifica come Lancet molto autorevole e super partes prendesse posizione sbilanciandosi in maniera così chiara e netta verso una scelta precisa. Lancet è pubblicato in Inghilterra e EMA ha sede a Londra, si trattava quindi di un argomento particolarmente scomodo da affrontare. Se i media hanno tutti ripreso la notizia dell’endorsement ma è significativo l’argomento forte con il quale Horton ha sostenuto Milano. L’editoriale, dopo aver enumerato i punti di forza scientifici e organizzativi della nostra città e del nostro Paese, dall’aver prodotto premi Nobel come Rita Levi di Montalcini e Mario Capecchi, alla presenza del Mario Negri e del suo direttore Silvio Garattini internazionalmente noto per il suo impegno nella ricerca farmacologica, dice testualmente: “L’Italia è stata in prima linea negli sforzi umanitari per aiutare le decine di migliaia di rifugiati che si riversano in Europa. Lo ha fatto con compassione e determinazione mentre molti altri paesi europei hanno rifiutato di offrire loro assistenza”. Non crediamo possano dire lo stesso la Slovacchia che candida Bratislava e il cui premier Fico si è opposto duramente alle quote UE per i rifugiati. E certo neanche l’Austria, il cui neo premier Sebastian Kurz solo pochi mesi fa quando era ministro degli esteri bloccava le frontiere con il nostro Paese schierando l’esercito a difesa del Brennero.
    L’Italia e Milano si meritano l’EMA per tante validissime ragioni ma anche per questa. Il nostro governo e i nostri politici facciano valere “la compassione e determinazione” generosa degli italiani a Bruxelles, l’EMA sarebbe allora un riconoscimento se non dovuto certamente molto meritato.
     
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