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  • Decalogo per i pazienti affetti da BPCO

    1. Se ho avuto una diagnosi di BPCO qual è il primo accorgimento che devo prendere?

    Smettere di fumare e ridurre l'esposizione all'inquinamento dell'aria.

    2. La terapia inalatoria che mi è stata prescritta va assunta regolarmente o posso sospenderla autonomamente se non avverto un beneficio immediato?

    La terapia va assunta regolarmente, anche in assenza di un immediato ed evidente beneficio clinico, poiché l'assunzione a lungo termine migliora le condizioni respiratorie.

    3. Assumo correttamente la terapia inalatoria?

    Devo chiedere sempre al medico che mi ha prescritto la terapia di mostrarmi la corretta modalità di assunzione della terapia stessa, verificare con il medico di averla appresa correttamente e attenersi ad essa.

    4. Di quali eventuali effetti collaterali devo tener conto?

    Segnalare sempre al proprio medico qualsiasi disturbo apparentemente derivante dall'inizio della terapia inalatoria, in particolar modo: l'insorgenza di cardiopalmo (battito cardiaco accelerato o irregolare) o di tremori agli arti superiori se si assumono beta2agonisti (formoterolo, salmeterolo, indacaterolo); la comparsa di candidosi del cavo orale (“mughetto”) se si assumono steroidi inalatori (fluticasone, budesonide, beclometasone); disturbi urinari o secchezza della bocca  se si assumono anticolinergici (tiotropio, aclidinio bromuro, glicopirronio).

    5. Cosa si intende per riacutizzazione di BPCO?

    Un peggioramento acuto dei miei sintomi respiratori come ad esempio  peggioramento della dispnea, incremento del catarro o un cambiamento delle caratteristiche dell' ”abituale” catarro; possono comparire inoltre febbre, edemi declivi e/o altri disturbi come sonnolenza o torpore.

    6. Cosa è bene che faccia se ho i sintomi di una riacutizzazione?

    Devo contattare il mio medico curante o il medico specialista il prima possibile.

    7. Qual è l'esame più importante per monitorare l'andamento della mia malattia?

    La spirometria, ovvero un esame in cui, seduti in una cabina, si soffia in un tubo seguendo opportune indicazioni fornite dal tecnico esecutore; ciò permette di calcolare i volumi e i flussi dei miei polmoni.

    8. Quali altri esami possono essere utili per monitorare la mia malattia?

    L'emogasanalisi arteriosa: un prelievo di sangue arterioso che permette di valutare l'ossigeno nel sangue ma anche l'anidride carbonica;
    il test del cammino: una camminata condotta con una “mollettina” al dito per valutare se quando cammino l'ossigeno nel mio sangue diminuisce;
    la saturimetria notturna: consiste nel dormire una notte (a casa propria) con una “mollettina” al dito per vedere se quando dormo l'ossigeno nel sangue diminuisce.
    Il medico potrà poi decidere di sottopormi a Rx torace, Tc torace o ecocolordoppler cardiaco.

    9. Posso usare l'ossigeno “al bisogno”?

    No, l'ossigeno è un farmaco che può avere anche effetti collaterali;  va utilizzato pertanto seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico circa i tempi di utilizzo, la modalità di utilizzo: da sforzo, la notte, a riposo, etc e l'entità del flusso da utilizzare particolarmente importante nei pazienti che oltre all'ipossiemia (ossigeno basso nel sangue)  hanno anche  ipercapnia (anidride carbonica alta nel sangue).

    10. La mia malattia è progressiva?

    Se smetto di fumare e seguo scrupolosamente le indicazioni del medico posso ottenere una stabilizzazione della malattia.
    Il polmone - Guida agli esami clinico-strumentali Immagine di sfondo