• Malattie Rare
  • Malattie Polmonari
  • Consigli per i pazienti
  • Esami
  • Ospedale
  • Studi Clinici
  • Area medici
  • Immagine di sfondo

    “La sigaretta elettronica?
    Porta al fumo”.

    13 Ottobre 2017

    Lo studio e i risultati di una nuova ricerca

    La sigaretta elettronica è diventata una nuova moda fra i ragazzi nord americani, i dati di diffusione crescono in modo esponenziale: solo a titolo di esempio, nel 2011 i ragazzi americani che avevano svampato almeno una volta negli ultimi 30 giorni ammontavano al 1,5%, mentre nel 2014 erano già saliti al 13,4%. Se alcuni ricercatori sottolineano la limitata tossicità delle svape e come possano rappresentare un argine al vero e proprio vizio del fumo, altri invece temono che la sigaretta elettronica non sia altro che l’iniziazione alla classica bionda.
    Una recente indagine canadese ha cercato di valutare proprio questo: tra i ragazzi svampare è il primo passo per diventare veri e propri fumatori? Lo studio è stato condotto su oltre 25.000 giovani tra i 15 e i 19 anni e si è basato sulla somministrazione di questionari che indagavano l’intenzione di passare al fumo delle classiche sigarette di tabacco nel prossimo futuro. Più di 8000 studenti sono stati identificati come possibili soggetti suscettibili al vizio della sigaretta tradizionale. Chi aveva svampato almeno una volta aveva un rischio circa doppio di diventare un vero e proprio fumatore di sigarette negli anni a venire. Inoltre il rischio aumentava ulteriormente tanto prima si iniziava a fumare le svape (come in altri studi si conferma il concetto che “la prima è la peggiore”). Dichiarare la disponibilità di passare alla sigaretta classica non equivale a essere diventato un vero fumatore, ma certo costituisce una significativa indicazione, il dato è peraltro confermato anche da altri recenti studi americani.
    Gli autori della ricerca pubblicata su “Preventive Medicine” sottolineano quindi l’importanza di sviluppare studi indipendenti e mirati su questo potenzialmente pericoloso risvolto di salute (molti dei dati oggi disponibili sulle ecig derivano da ricerche finanziate dagli stessi produttori), e suggeriscono l’adozione di politiche e norme nazionali che ne limitino la indiscriminata diffusione.

    [Corriere della Sera - Cronache nazionali. Pag. 23]