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    «State vicini a noi medici: siamo una comunità»

    23 Marzo 2020

    Medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari rischiano la vita per assistere più gente possibile. Senza orari, senza sabati, senza domeniche. Senza lamentele, nonostante la fatica.

    Il messaggio di Sergio Harari: «Medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari rischiano la vita per assistere più gente possibile. Senza orari, senza sabati, senza domeniche. Senza lamentele, nonostante la fatica. E quando vedo il tricolore appeso alle finestre penso che questo Paese sta riscoprendo il suo senso di comunità»


    In tanti anni di ospedale non mi era mai capitato di vedere lavorare così in sinergia medici, infermieri, tecnici di ogni tipo, operatori sanitari. Lo slancio di generosità al quale stiamo assistendo è commovente.

    Non era per nulla scontata questa risposta di persone che mettono a rischio la propria vita e quella dei loro cari per assistere più gente possibile. Escono dalle aree Covid-19 (quelle dove vengono ricoverati i malati infetti) stravolti, con il viso segnato dalle maschere e dagli occhiali di protezione ma non si lamentano, sono solo emotivamente provati per quello che vedono, per la frustrazione di non potere fare di più.

    Abbiamo scelto di svolgere una professione di aiuto per assistere e curare gli altri, non riuscire a farlo per tutti è disarmante. Siamo abituati a non potere sempre guarire, conosciamo bene i limiti della medicina, ma è drammatico vedere concittadini che fino a ieri stavano bene diventare improvvisamente malati gravissimi. Per non parlare della tragedia dei grandi anziani.
    Il Servizio Sanitario Nazionale sta mostrando la sua vera spina dorsale, fatta di professionisti dedicati, competenti, seri, gli stessi che, con risorse limitate e senza riconoscimenti, lo hanno reso grande e riconosciuto internazionalmente.

    Negli ospedali si spostano interi reparti, in poche ore si stravolgono organizzazioni messe a punto in anni di lavoro. Ma tutti sono ai loro posti, senza orari, senza sabati, senza domeniche, tutti rispondono, nessuno si lamenta per fare compiti diversissimi dai suoi abituali, in questa corsa continua per la salvezza. Tutti sentiamo una enorme responsabilità sulle spalle, oggi come mai in passato, il peso della salute dei nostri concittadini dipende da noi, lo abbiamo ben presente e la risposta alla quale assistiamo in questi giorni è toccante.

    Quando mi reco in ospedale e vedo il tricolore appeso alle finestre penso che questo Paese, forse per la prima volta dal dopoguerra, sta riscoprendo il suo senso di comunità. Un qualcosa che si era perso nell’ individualismo esasperato di questi anni, grazie anche a una politica non all’ altezza del Paese reale. Oggi la comunità Italia però è qui e si sente. Noi continueremo a fare la nostra parte, voi stateci vicino.