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    05 Settembre 2022

    Gli studi sulla sindrome post Covid dimostrano che gli effetti più importanti si attenuano con il tempo

    Medici e ricercatori continuano a interrogarsi sulla diffusione, la gravità e la durata nel tempo dei fenomeni post Covid. È un interrogativo che dovrebbe riguardare anche la politica, considerando le importanti ripercussioni sul Servizio sanitario nazionale, ma questa sembra in altre faccende affaccendata e poco interessata all’argomento.

    La Lombardia è stata una delle regioni del mondo maggiormente colpita dalla prima ondata e per questo rappresenta un modello di studio importante. In un primo lavoro di qualche mese fa, un gruppo di ricercatori di questa regione (Pier Mannuccio Mannucci, Policlinico e Università di Milano; Ida Fortino e Olivia Leoni, Regione Lombardia; Giuseppe Remuzzi, Alessandro Nobili, Mauro Tettamanti, Barbara D’Avanzo e Alessia Galbussera, Istituto Mario Negri; il sottoscritto, Ircss MultiMedica e Università di Milano) aveva documentato come tra i 48.148 soggetti che erano sopravvissuti alla prima ondata e si erano negativizzati al tampone entro il 30 giugno 2020 si era registrato nei sei mesi successivi un significativo aumento di mortalità (1,6%) e di nuovi ricoveri ospedalieri (8,6%). Inoltre il 21,5% era ricorso a un accesso in pronto soccorso senza tuttavia necessitare di una nuova ospedalizzazione. A ciò si sommava un rilevante aumento di esami diagnostici come tac del torace, esami ematologici, respiratori, cardiologici. In un successivo studio gli stessi ricercatori hanno ora approfondito la durata della sindrome post Covid, sulla stessa popolazione di pazienti ma su un arco temporale più ampio, ovvero nel corso del 2021, confrontandolo con il primo semestre successivo alla guarigione dell’infezione (dal 30 giugno 2020 al 31 dicembre 2020) e con il 2019, quando la pandemia non c’era ancora.

    La ricerca, pubblicata sempre sul Journal of Internal Medicine, ha documentato come gli effetti più importanti del virus vadano attenuandosi con il tempo: mortalità, ospedalizzazioni e ricorso al Servizio sanitario sono risultati infatti simili ai dati registrati in epoca prepandemica. Questo non vuol dire che tutto si risolva con il tempo, in questo lavoro non sono stati analizzati i sintomi dei pazienti che purtroppo possono persistere anche a lungo e neanche il consumo di farmaci. Inoltre ancora non sappiamo se le diverse varianti che si sono succedute nel tempo causino con maggiore o minore intensità i disturbi post Covid. Molti aspetti restano quindi da chiarire ma è importante sapere che l’impatto a lungo termine del virus sembrerebbe meno grave di quanto inizialmente si potesse supporre.

    Corriere della Sera - Sergio Harari